Regia: Quentin Tarantino
Cast: Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger
Usa, Germania 2009
Soltanto Quentin Tarantino poteva riuscire
nel tentativo di fare un film che non fosse
prettamente di guerra ma che parlasse
proprio di questo.
Una giovane ebrea riesce a sfuggire ad un
attentato dove perderà tutta la sua famiglia.
Anni dopo con l’aiuto di un gruppo di ebrei
americani (capitanati dal tenente Raine)
cercherà di architettare un attentato ai danni
dei nazisti.
Come già detto non è un film di guerra, nè
tantomeno un ulteriore ricordo delle famiglie
ebree che han subito le violenze antisemite.
Bastardi senza gloria risulta convincente,
solido, ben interpretato e perfettamente girato.
Riesce a riscrivere la storia e ipotizzare di
far finire la guerra uccidendo tutti i nazisti
anzitempo, con l’attentato del secolo. Il cinema
riesce a far scrivere storie che, in un modo o
nell’altro, cercano di restituire onore e gloria
a chi non è sopravvissuto a tali scempi che la
storia ci insegna. Quindi ben venga immaginare che
Hitler e i suoi “degni compari” siano ad una serata
di pieno relax e gli accada quel che avrebbero
realmente meritato.
Azione allo stato puro, ritmo incalzante, tranne in
poche scene ma visto lo spessore della pellicola è
un particolare del tutto trascurabile.
Regia: Richard Kelly
Cast: Cameron Diaz, James Marsden,
Frank Langella, Gillian Jacobs
Usa 2009
Il film ci pone davanti ad un “bivio”
esistenziale:”Accettare un milione di
dollari e lasciare che qualcuno che non
abbiamo mai visto possa morire nello
stesso istante”.
Lo spunto è interessantissimo, il modo in
cui viene girato, le ambientazioni,
la malsana inquietudine durante tutti
i minuti della pellicola molto meno.
Una grande occasione sprecata è quello che
più ci viene in mente per non essere troppo
crudeli nel recensire quanto visto.
Tra i vari difetti ce ne sono due davvero
imperdonabili: la lentezza (ogni scena sembra
durare decine di minuti) e soprattutto la
stucchevole pretesa di voler far passare per
buone le scene incomprensibili (cosa che se
viene fatta ad arte da JJ Abrams in Lost è
un conto ma fatta in questo modo lascia il
tempo che trova).
Man mano il film diventa più delirante, a
tratti snervante, quasi a rivalutare film che
in passato avevamo stroncato (funny games),
in quel caso la follia aveva un “giusto equilibrio”.
Nella speranza che il plot iniziale venga usato
da qualcuno sano di mente per realizzare un
qualcosa di simile ma fondamentalmente opposto
il consiglio è di risparmiare i soldi al botteghino.
Regia: David Mackenzie
Cast: Ashton Kutcher, Anne Heche, Hart Bochner,
Sebastian Stan, Margarita Levieva
Usa 2009
Il ragazzo giovane che intraprende relazioni
pseudo-sentimentali con donne più grandi e
facoltose è un aspetto quanto mai moderno
della nostra società.
Toy Boy parla proprio di questo, Ashton Kutcher
è un vero e proprio playboy, con le sue regole
e con i suoi modi di fare affabili, con l’aria
da bravo ragazzo e di sicura affidabilità.
Strizzando l’occhio ad “Alfie” e a “Le regole
dell’attrazione”, Mackenzie da vita ad una
lunga sequenza di scene di sesso e della vita
agiata che il protagonista (grazie alle sue
prede) riesce a condurre.
Il protagonista, però, ha del sale in zucca e
riesce anche a ritagliarsi una piccola fetta
di dolce sentimentalismo dimostrando, quindi,
il suo lato più debole, umano.
Seppur superficialmente la pellicola ritrae
l’animo di questo playboy della nuova generazione,
sarebbero potuti entrare più nel vivo del
personaggio, ma probabilmente sarebbe stato
un film meno ammiccante (forse più accattivante).
Piacevoli novanta minuti da passare in compagnia
di un film, quantomeno, atipico. Ottima colonna
sonora.
Regia: Marshall Lewy
Cast: Breckin Meyer, Anna Paquin, Joyce Krenz
Canada, Usa 2007
Un americano, deluso dalla rielezione di George W.Bush
nel 2004, decide di mollare tutto e andarsene in Canada
per cominciare una nuova vita. Compagna di viaggio sarà
Chloe (Anna Paquin). Commedia dai toni pacati che non
vuole sconvolgere e priva di americanate.
Leggero affresco che sottolinea lo sbando di una
generazione che si chiede il perchè di tante cose.
Marshall Lewy al suo primo lungometraggio (ha all’attivo
3 corti) riesce nell’intento di creare un prodotto
genuino, e sin dalle prime battute si ha l’impressione che
si sta per vedere un filmetto niente male, senza sbavature,
senza grandissimi colpi di scena, ma va bene così.
Ottime le prove dei due protagonisti.
Regia: Peter Jackson
Cast: Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Saoirse Ronan,
Stanley Tucci, Susan Sarandon.
Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda 2009
Dopo essere stato osannato per la trilogia fantasy
de Il signore degli anelli, Peter Jackson ritorna
sul grande schermo per regalarci un’opera dove il
cuore trionfa, sposandosi con un senso costante di
misticità e sospensione onirica.
Lo spettatore viene calato nella storia tormentata
della protagonista Sousie, in bilico tra due mondi,
ma anche tra la voglia di riscatto e vendetta e la
necessità di distaccarsi da quell’odio che in fin dei
conti può generare solo altro odio, altra sofferenza.
Intrappolata in questa sorta di limbo da dove può
osservare tutto e tutti, Sousie (e quel suo sguardo
smarrito, ma penetrante che difficilmente si dimentica)
ci conduce lungo il travagliato percorso dell’anima che
anela al divino, alla quiete, al ‘mondo perfetto’,
ma che rimane tuttavia fortemente ancorata al terreno
e allo strascico di dolore che involontariamente ha
lasciato ai cari sopravvissuti. Una sottile magia permea
l’intero film, destinato per la sua marcata ‘non commercialità’
a dividere il pubblico. Da vedere mettendo davanti a tutto
(anche allo spirito meramente critico che potrebbe rivelare
qualche imperfezione) la propria sensibilità visiva/auditiva
(nell’accezione di visione/ascolto d’anima e con l’anima).
Ottimo cast dove spicca l’ ‘inquietante’ Stanley Tucci.
Regia: Gabriele Muccino
Cast: Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Claudio Santamaria,
Giorgio Pasotti, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore
Italia 2010
Sequel de ‘L’ULTIMO BACIO’, il nuovo film di Muccino
fa compiere agli spettatori un salto in avanti di 9 anni.
I protagonisti sono cambiati, sono maturati (ma nemmeno
più di tanto), hanno vissuto storie diverse, intense e
piene di contraddizioni per arrivare ai 40 anni ancora
più titubanti, angosciati da una vita che non era proprio
come l’avevano immaginata e dunque desiderosi di spiccare
il fantomatico volo. Il tentativo di dare un seguito
ad un piccolo cult del cinema italiano è apprezzabile,
ma alla fine della pellicola si ha come l’impressione
di un viaggio compiuto solo per metà.
Nei 130 minuti - eccessivi e privi di picchi emozionali -
il regista si muove con la mai totale capacità di
focalizzarsi sulla storia cardine (che si disperde nelle
lunghe parentesi dedicate alle altre storie) lungo una
trama che slitta tra destino, amore, precarietà dei
sentimenti e difficoltà del quotidiano senza però mai
trovare un punto fermo che ne possa esaltare debitamente
i contenuti. Il tocco artistico e sentimentale di certe
trovate e alcuni dialoghi fuori dal coro, riusciti per le
più che discrete prove di tutti gli attori (particolare
plauso al convincentissimo e ‘nevroticissimo’ Santamaria)
non riescono tuttavia a rendere merito al sottotitolo che
recita “La storia di tutte le storie d’amore”.
Film dal sapore vago ed agrodolce non privo di spunti di
riflessioni, seppur sparuti (”La vita non sempre ci dà le cose
come le vogliamo. L’importante è che ce le dia”).
Regia: Lasse Hallstrom
Cast: Richard Gere, Joan Allen,
Jason Alexander, Sarah Roemer
USA 2009
HACHIKO è un cane di razza akita (realmente
esistito negli anni ‘20 a Shibuya -Giappone-), diventato
l’emblema della profonda solidarietà cane-uomo ed esempio
memorabile di fedeltà e dedizione.
Seppur il tessuto della trama sia complessivamente
piuttosto ‘lento’, il tutto risulta funzionale alla
storia che in qualche modo riesce ad accarezzare
lo spettatore con la stessa dolcezza usata da Hachiko
nei confronti del suo padrone.
La sceneggiatura essenziale - ma mai mielosa o retorica -
si insinua così tra le le corde più sensibili del cuore (in
particolar modo di quelle dei cinofili convinti), supportata
da un convincente Richard Gere, avvolto da una costante
aura di delicata quanto amorevole premura.
L’indiscusso protagonista è però Hachiko che con i suoi
sguardi malinconici e compassionevoli ed il suo incredibile
vissuto dona agli spettatori l’opportunità di calarsi in un
una storia toccante, intensa, profonda che ci fa riflettere
sull’essenza intima dell’amore che diventa sublime quando
ha il sapore della devozione.
Regia: Marc Webb
Cast: Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Chloe Moretz, Matthew Gray Gubler,
Minka Kelly, Yvette Nicole Brown, Geoffrey Arend, Rachel Boston
Usa 2009
La vita è anche sentimento, a ragion veduta
ognuno di noi potrebbe raccontare il proprio
spaccato di vita sentimentale, le sue sofferenze,
le sue ansie e sentirsi colpito da questo
gran bel film. Il regista Marc Webb ci racconta
un film non facile in maniera semplice,non lineare,
ma piacevole, come se tutto fosse già scritto,
come se da qualche parte già si sappia il finale.
Protagonisti assolutamente all’altezza del compito,
colonna sonora volutamente pop azzeccatissima,
regia sobria e alquanto originale (bella l’idea
di contrapporre l’ideale alla realtà).
Incomprensibile aver tradotto il nome della
protagonista Summer in Sole, e se l’idea è nata per
la scena finale del film è ancora più “preoccupante”.
(500) Days of Summer è un film maturo, per un
pubblico dall’animo dolce, per uno spettatore che
abbia voglia di considerare l’amore da tutte le sue
angolazioni. Non aspettatevi la solita commedia
romantica, perchè come dice la voce narrante all’inizio
del film, non lo è.
Regia: Oliver Parker
Cast: Ben Barnes, Colin Firth, Ben Chaplin,
Rebecca Hall, Fiona Shaw.
Gran Bretagna 2009
La promessa (esaudita a carissimo prezzo) di eterna bellezza
e giovinezza fa da sfondo ad un capolavoro della letteratura di
sempre (Oscar Wilde - 1890) che qui si presta ad
una nuova ed interessante trasposizione cinematografica.
Il ‘principe’ vagamente gotico Dorian/Barnes turba ed affascina
nel condurci lungo i sentieri tortuosi del vizio e della crudeltà, celati
dietro il volto ‘fintamente’ lucente di una gioventù che mai sfiorisce.
Ad invecchiare e mutare sarà unicamente il dipinto di Dorian,
fedele quanto raccapricciante specchio del deperimento della sua anima.
Se ad uno sguardo approfondito d’insieme ci si accorge
che l’amalgama tra i protagonisti non è proprio totale e che forse
ci si poteva soffermare maggiormente sulla loro psicologia,
d’altro canto non si può negare che il film di Parker
evidenzia sin dalle prime battute un certo ascendente sugli
spettatori, soprattutto su quelli che non rifiutano di abbandonarsi
al piacere istintivo (in questo caso di una visione scevra da particolari
interrogativi), proprio come celebrato dai continui aforismi incantatori
del co-protagonista Henry/Firth, diabolico ammaliatore.
Tra i toni tenebrosi di una fotografia che convince e le maglie
di un’accurata sceneggiatura, ci rendiamo lentamente conto
che “il piacere è molto diverso dalla felicità”, ma il potere
che ha sulle menti umane può condurre facilmente all’Inferno.
Regia: Neil Burger
Cast: Tim Robbins, Rachel McAdams, Michael Peña
Usa 2008
Atipico road movie a metà tra la commedia e
il dramma. Un cast di tutto rispetto, e questo
è importantissimo se parliamo di un film in
cui sostanzialmente ci sono tre persone.
Alternando momenti divertenti a momenti
profondi si da spessore al film senza mai
divenire pesante.
Il lungometraggio di Neil Burger (The
Illusionist) appare lucido, ben fatto senza
alcuna americanata.
Quando scorrono i titoli di coda si ha
davvero l’impressione di aver assistito ad
un gran bel film con una grande interpretazione
e una trama solida, ben costruita.